Nella scelta di viti, dadi, rondelle e altri elementi di fissaggio in acciaio inox, le sigle A2 e A4 sono tra le più ricorrenti. Non indicano però due materiali semplicemente “migliori” o “peggiori”, ma due famiglie di acciai inossidabili utilizzate nella bulloneria con caratteristiche diverse, soprattutto in relazione alla resistenza alla corrosione.
La differenza principale in pratica è questa: l’inox A2 è adatto a molte applicazioni ordinarie, interne o esterne non particolarmente aggressive; l’inox A4offre invece migliori prestazioni in ambienti più severi, soprattutto in presenza di salsedine, lavaggi frequenti, acqua clorata o condizioni assimilabili al settore nautico.
La scelta corretta però non dipende solo dalla sigla, bisogna considerare anche l’ambiente di utilizzo, la classe di resistenza, la norma del prodotto e la compatibilità con gli altri materiali dell’assemblaggio.
Che cosa significa acciaio inox
L’acciaio è una lega a base di ferro e carbonio, alla quale possono essere aggiunti altri elementi per ottenere proprietà specifiche.
Si parla di acciaio inossidabile quando la lega contiene una quantità sufficiente di cromo, normalmente almeno il 10,5 per cento. Il cromo consente la formazione di un sottile strato passivo sulla superficie, che protegge il materiale dalla corrosione in molte condizioni d’uso.
Questo non significa però che l’inox sia inattaccabile. Anche l’acciaio inossidabile può macchiarsi o subire corrosione localizzata in presenza di cloruri, ristagni, contaminazioni superficiali, fessure o condizioni che impediscono al film passivo di mantenersi o riformarsi correttamente.
A2 e A4 nella bulloneria inox
Nel linguaggio della viteria, A2 e A4 sono designazioni utilizzate per elementi di fissaggio in acciaio inox austenitico. In termini pratici, l’A2 presenta caratteristiche di resistenza alla corrosione generalmente riconducibili agli acciai della famiglia AISI 304, mentre l’A4 è comunemente associato alla famiglia AISI 316. Le sigle però non sono perfettamente equivalenti, perché appartengono a sistemi di classificazione differenti.
Per la bulloneria contano sempre la norma di prodotto, la designazione dichiarata dal produttore, l’eventuale marcatura prevista dalla norma e le informazioni riportate sulla confezione o nella documentazione tecnica.
L’inox A2 è la soluzione più comune per applicazioni generali: macchinari, impianti, carpenteria leggera, arredamento tecnico, ambienti interni e applicazioni esterne ordinarie. È indicato quando serve un buon comportamento rispetto alla corrosione, ma non ci sono esposizioni rilevanti a salsedine, acqua clorata o sostanze particolarmente aggressive.
L’inox A4 è maggiormente adatto invece quando l’ambiente di lavoro è più severo. Può essere preferibile in atmosfere marine o saline, negli impianti sottoposti a lavaggi frequenti e, previa verifica delle condizioni effettive, in alcuni contesti esposti ad acqua salina o trattata. Per questo viene spesso anche definito, in modo semplificato, “inox marino”. L’idoneità assoluta del materiale non può però essere stabilita soltanto dalla sigla A4.
AISI 304 e AISI 316: attenzione alla scelta
Le sigle AISI 304 e AISI 316 identificano famiglie di acciai inossidabili molto diffuse. La differenza più nota riguarda la presenza di molibdeno negli acciai della famiglia 316, elemento che migliora la resistenza alla corrosione in ambienti contenenti cloruri. Da qui deriva l’impiego dell’inox A4 in molte applicazioni più esposte o aggressive.
Nel fissaggio industriale, però, leggere AISI 304 o AISI 316 non basta per scegliere correttamente una vite oppure un bullone.
Bisogna verificare che il prodotto sia effettivamente idoneo come elemento di fissaggio, che rispetti le norme applicabili e che riporti la classe corretta.
Una vite inox, ad esempio, può essere designata A2-70 o A4-80: la prima parte identifica il gruppo di acciaio, mentre il numero corrisponde ad un decimo della resistenza minima a trazione espressa in MPa, rispettivamente 700 e 800 MPa, secondo la norma applicabile.
Viti e bulloni inox: quando scegliere A2 o A4
Le viti e i bulloni inox A2 sono indicati quando il fissaggio lavora in condizioni non estreme. Offrono un buon equilibrio tra prestazioni, disponibilità e costo, e sono adatti a molti assemblaggi industriali, macchine, strutture leggere e applicazioni esterne.
L’A2 diventa meno consigliabile quando il componente è esposto in modo continuo o ricorrente a salsedine, acqua clorata, detergenti aggressivi, ristagni o atmosfere industriali particolarmente corrosive. In questi casi è opportuno valutare l’inox A4 o, per applicazioni ancora più critiche, soluzioni specifiche definite in base al progetto.
L’A4 garantisce infatti un comportamento migliore in presenza di cloruri, ma non dev’essere considerato una soluzione universale. La durata del fissaggio dipende da temperatura, ristagni, pulizia superficiale, accoppiamenti galvanici, geometria del pezzo e manutenzione.
Un altro aspetto da non trascurare è la corrosione galvanica. Quando metalli diversi vengono accoppiati in presenza di umidità o altri elettroliti, può innescarsi un fenomeno corrosivo legato alla combinazione tra materiali, ambiente, superficie relativa dei componenti e continuità elettrica.
Per questo, quando una vite inox viene montata su un altro metallo, la valutazione deve riguardare sempre l’intero assemblaggio.
Per scegliere correttamente la bulloneria inox bisogna verificare la norma dimensionale e prestazionale applicabile, la designazione del materiale, la classe di resistenza e, quando richiesta dal progetto o dal capitolato, la relativa documentazione di conformità e tracciabilità. Questo vale per viti, bulloni, dadi, barre filettate, rondelle, inserti filettati, spine, anelli elastici e altri articoli di fissaggio.
Conclusione
La differenza tra inox A2 e A4 è soprattutto funzionale. L’A2 è adatto a molte applicazioni generali e garantisce una buona resistenza alla corrosione in ambienti ordinari. L’A4, grazie al migliore comportamento in presenza di cloruri, è più indicato per ambienti marini, salini o aggressivi.
Per una scelta corretta, però, bisogna guardare oltre la sigla: ambiente di utilizzo, classe meccanica, norma applicabile, eventuali requisiti di conformità e compatibilità dell’intero assemblaggio sono i fattori che determinano la durata reale del fissaggio.
Per ricevere ulteriori informazioni circa viti e bulloni in acciaio A2 e A4, iscriviti alla nostra newsletter.
Contattaci per richiedere un preventivo gratuito sui nostri prodotti da catalogo.
Sostanze SVHC, rivestimenti e restrizioni: cosa richiede il regolamento REACH per documentare correttamente la conformità di viti, dadi e rondelle....
Sabbiatura dei metalli applicata alla minuteria: preparazione superficiale, controllo del processo e ruolo nei rivestimenti di viti, bulloni e componenti filettati....
Guida tecnica alla scelta di tasselli e bulloni per il montaggio del condizionatore: supporto, staffa, ancoraggio, vibrazioni, corrosione e corretto serraggio....
L’automazione industriale è oggi un elemento chiave per migliorare efficienza, qualità e controllo nei processi produttivi. Grazie all’integrazione tra macchine, software e dati, le aziende possono rendere la produzione più affidabile, flessibile e c...
I prigionieri filettati sono elementi di fissaggio ampiamente utilizzati in ambito industriale quando è necessario garantire connessioni resistenti, affidabili e soprattutto smontabili nel tempo. A differenza delle viti tradizionali, presentano una c...
La carbocementazione è un trattamento termochimico che consente di migliorare in modo significativo le prestazioni dell’acciaio, aumentando la durezza superficiale senza compromettere la tenacità interna. È una soluzione fondamentale per componenti s...
I trattamenti superficiali dell’acciaio sono essenziali per garantire resistenza alla corrosione, durata nel tempo e prestazioni affidabili. Comprendere quali scegliere e quando applicarli permette di evitare problemi, ridurre i costi e migliorare l’...