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Filettature: quante tipologie esistono

Filettature: quante tipologie esistono


Con il termine “filettature” si indicano sistemi di collegamento che consentono di assemblare diversi elementi tra loro.
Una filettatura è costituita da un filetto che si avvolge ad elica su una superficie esterna conica o cilindrica della vite o sulla superficie interna di un elemento analogo, quindi la madrevite. 

Questi due elementi, vite e madrevite, possono essere descritti come accoppiamento mobile perché possono essere smontate e rimontate senza deteriorare le parti. 

Esistono diversi tipi di filettature che è importante conoscere e distinguere per scegliere il giusto prodotto di bulloneria ed applicarlo nel modo corretto.

Quanti tipi di filetto esistono? Come si riconoscono?



Per una buona conoscenza delle diverse possibilità di accoppiamento tra vite e madrevite, il punto di partenza è la conoscenza dei tipi di filettature e la loro designazione.
Ogni filettatura si distingue attraverso i differenti elementi che la caratterizzano. Nel dettaglio, si tratta di:

  • Lunghezza, misurata in relazione all’asse della vite o madrevite;

  • Diametro nominale della filettatura, in riferimento ai caratteristici diametri delle filettature come il diametro esterno (De), il diametro del nocciolo (Dn) e il diametro medio (Dm) ottenuto dalla somma tra i primi due;

  • Altezza, ottenuta calcolando la differenza tra De e Dn;

  • Passo della filettatura, fattore che si misura con lo strumento chiamato contafiletti;

  • Verso dell’elica, se l’avvitamento avviene in senso orario o antiorario e quindi se si tratta di una filettatura destrosa o di una filettatura sinistrosa;

  • Angolo dell’elica, che descrive la forma geometrica della filettatura;

  • Cresta o Vertice, la superficie superiore che unisce i due fianchi;

  • Fondo o Radice, la superficie inferiore che unisce i due fianchi;

  • Fianchi, la superficie laterale che si trova cresta e fondo. 

Di seguito si riporta un’immagine esplicativa delle caratteristiche appena elencate.

Quanti tipi di filetto esistono? Come si riconosco Immagine_filettatura_1109_2.jpg (Art. corrente, Pag. 2, Foto normale)















In base alle caratteristiche sopracitate, le forme standard e più diffuse di filetto si possono distinguere in due macro tipologie:

  • Filettature triangolari
  • Filettature non triangolari. 

La filettatura triangolare è solitamente usata come collegamento. L’angolo tra i filetti è pari a 60° mentre la cresta può essere piana o arrotondata.
Tra i sistemi di filettatura triangolare più utilizzati c’è la
filettatura metrica ISO, ovvero la classica vite identificata da una M con un profilo ideale equivalente un triangolo equilatero e la filettatura Gas, un accoppiamento che garantisce la tenuta nel passaggio di fluidi ed è infatti utilizzata nelle condutture di gas. 

Per quanto concerne le filettature non triangolari invece, le forme più comuni sono:

A differenza della filettatura triangolare, questi due sistemi non sono utilizzati principalmente come collegamento ma per la trasmissione di potenza.
Ad esempio, le filettature trapezie possono essere sottoposte a numerose modifiche senza rinunciare all’efficienza dell’elemento. 
L’angolo tra i filetti può passare dai 10° ai 15° riducendo così lo spazio tra i denti.

Tipi di filettature e loro designazione



Le differenti tipologie di filettature, si distinguono oltre che per le loro specifiche anche dalla loro designazione. 
Il modo in cui una filettatura è indicata e, quindi la sua designazione, si distingue mediante alcuni elementi:

  • Simbolo laterale, che identifica la filettatura;
  • Diametro nominale (corrispondente al diametro esterno alla vite, misurato in pollici o millimetri, o ad un diametro convenzionale nelle filettature Gas);
  • Passo (misurato in millimetri quando è diverso dal diametro nominale);
  • Numero di principi (espresso quando è maggiore di uno, si tratta del numero di filetti paralleli e indipendenti presenti sulla superficie della vite)
  • Verso dell’elica (se sinistro o LH, Left Hand). 

Ad esempio, la designazione “M 16 x 1,5 sin” indica: filettatura metrica ISO a profilo triangolare, diametro nominale 16 mm, elica sinistra e passo fine. 
Ma, nel dettaglio, cosa si intende per passo fine e passo grosso? Quale differenza c’è tra queste due nomenclature?

Passi filettatura grosso e fine: tabella riassuntiva



Tra i valori indicato nella designazione, ci sono proprio i passi della filettatura.
In sostanza, il passo del filetto è la distanza che intercorre tra due filetti consecutivi della stessa elica, quindi tra le scalanature della vite, e si ritrova nella filettatura metrica ISO. 
La filettatura metrica ISO è la filettatura standard riconosciuta dall’Organizzazione internazionale per la normazione e si presenta con un profilo triangolare ed un angolo, di profilo, di 60°. 
Il
filetto delle viti prodotti secondo tale metrica, sono identificate con una M. Questa lettera può essere seguita da un valore, espresso in mm, quando la filettatura è a passo fine. 
Infatti, esistono due tipologie di passi: grosso e fine.  

La filettatura a passo grosso è quella con diametro standard nominale che assicura la tenuta contro lo svitamento. A tale serie corrisponde un solo valore di passo e l’aggettivo “grosso” indica che tale passo è quello con il valore maggiore per quel diametro. 
La filettatura a passo fine è utilizzata per impieghi particolari come, ad esempio, in casi in cui è richiesta una maggiore capacità antisvitamento, o una maggiore capacità di tenuta ai fluidi o ancora, quando si necessita di una regolazione all’avvitamento molto preciso. Le filettature a passo fine si possono trovare in diverse misure per il medesimo diametro.

Di seguito una tabella riassuntiva dei diametri e relativi passi della filettatura.

 Passi filettatura grosso e fine: tabella riassunti Tabella-riassuntiva-passi-e-file1.jpg (Art. corrente, Pag. 4, Foto normale)
 

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